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Dazi USA-Ue, possibile rinvio della scadenza: trattative in stallo ma clima più disteso
La scadenza del 9 luglio per la sospensione dei dazi statunitensi potrebbe slittare. Lo ha lasciato intendere la Casa Bianca, segnalando che una proroga è sul tavolo, anche se la decisione finale spetterà al presidente. Una mossa che conferma il miglioramento del dialogo tra Washington e Bruxelles e, allo stesso tempo, la difficoltà di raggiungere un’intesa definitiva entro i tempi previsti. Ursula von der Leyen ha informato i leader europei di aver ricevuto una controproposta dagli Stati Uniti, un documento di poche pagine che delineerebbe un’intesa provvisoria. Il dossier dazi è tornato centrale nel Consiglio europeo di Bruxelles, dopo il vertice Nato de L’Aja.
Giorgia Meloni ha discusso della questione con Donald Trump nei Paesi Bassi, ma ha mantenuto una posizione filoeuropea, collocandosi tra le spinte opposte di Germania e Francia. Berlino chiede un accordo veloce, anche imperfetto, mentre Parigi è più cauta: Macron vuole evitare una trattativa squilibrata, soprattutto nei settori industriali più esposti. Anche l’Italia, pur favorevole a un’intesa, vuole garanzie. Roma chiede che ogni possibile asimmetria venga compensata, citando come esempio i dazi statunitensi su acciaio e alluminio, ben oltre il 10%. Anche la Commissione europea è contraria a una soluzione simile a quella già siglata da Londra con Washington. “Serve un accordo equo”, ha ribadito il vicepresidente Stéphane Séjourné.
Una proposta formale dagli Stati Uniti è attesa nei prossimi giorni. L’obiettivo europeo era raggiungere almeno un’intesa di principio entro il 9 luglio, ma l’ipotesi di rinvio apre un margine per approfondire i nodi ancora aperti. La figura di Trump, anche se non direttamente coinvolto, resta sullo sfondo della partita. Lo è anche per Meloni, che a Bruxelles ha sollevato un’altra questione: l’applicazione diseguale delle regole sul deficit in relazione alla spesa per la difesa. Secondo la premier, Paesi con conti in ordine beneficiano di maggiore flessibilità rispetto ad altri come l’Italia, che rischia di restare sotto procedura se attiva la clausola per gli investimenti militari.
Il tema ha attirato l’attenzione di diversi leader, tra cui il tedesco Friedrich Merz, e ha alimentato il confronto con Paesi come l’Olanda, ancora contrari all’uso di fondi comuni europei. Sul fronte migratorio, infine, si rafforza l’asse Roma-Berlino: al consueto incontro tra i “falchi” su rimpatri e controlli, per la prima volta ha partecipato anche il cancelliere tedesco, segnale questo che potrebbe lasciare intendere che la linea italiana non è più isolata.
