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Papa Leone: “Gaza è una ferita aperta. Dio ama senza calcoli, anche quando il seme sembra sprecato”
“È sempre più preoccupante e dolorosa la situazione nella Striscia di Gaza. Rinnovo il mio appello accorato a consentire l’ingresso di aiuti umanitari dignitosi e a porre fine alle ostilità, il cui prezzo straziante è pagato dai bambini, dagli anziani, dalle persone malate”. È l’appello lanciato da Papa Leone XIV al termine dell’udienza generale, con un pensiero rivolto alla popolazione palestinese stremata dalla guerra. Il Pontefice ha collegato la sofferenza di Gaza alla necessità di una pace vera, non solo auspicata, invitando i fedeli a pregare il rosario ogni giorno, secondo il messaggio della Vergine di Fatima. “In questo mese mariano – ha detto rivolgendosi in particolare ai pellegrini di lingua portoghese – chiediamo insieme a Maria che gli uomini disarmino il loro cuore. Dio è pronto a donare la pace, ma siamo noi a doverla accogliere”.
Nel corso della catechesi, il Papa ha proseguito la riflessione sulla speranza, tema centrale del Giubileo e già affrontato da Papa Francesco. Lo ha fatto commentando la parabola del seminatore, sottolineando che l’amore di Dio “non si basa sui calcoli”, ma è generoso, anche quando apparentemente sprecato. “Noi siamo abituati a misurare, a contare, a pesare. Ma Dio non ama così. Il seminatore della parabola getta il seme ovunque, senza selezionare il terreno: è un’immagine del modo in cui Dio ci ama. Anche quando siamo distratti, superficiali o travolti dalle preoccupazioni, Dio non smette di seminare nel nostro cuore”.
Il Papa ha ribadito che Dio si fida dell’uomo e che questa fiducia è alla base della speranza cristiana: “Non aspetta che diventiamo perfetti per donarci la sua parola. Lo fa comunque, sempre. E forse, proprio vedendo che Lui si fida di noi, nasce in noi il desiderio di essere un terreno migliore”. Nel concludere la riflessione, Papa Leone ha evocato l’arte come veicolo di speranza, citando il dipinto “Il seminatore al tramonto” di Vincent Van Gogh. “In quel quadro – ha detto – il seminatore lavora sotto il sole, che domina tutta la scena. È il sole che scalda la terra, fa maturare il seme. È Dio che muove la storia, anche quando ci sembra lontano. Alla fine, quel seme dà frutto, anche se non sappiamo come. Questo è il mistero della speranza cristiana”. Un messaggio che lega la sofferenza del mondo alla fiducia nel divino, senza sconti sulla realtà ma con lo sguardo rivolto a ciò che può ancora germogliare.
