Economia
Stipendi italiani più bassi rispetto a Germania e Francia: il peso della produttività ferma da trent’anni
Il potere d’acquisto degli stipendi italiani resta sensibilmente inferiore rispetto a quello di Germania e Francia, anche tenendo conto del diverso costo della vita. È quanto emerge dal rapporto sui consumi dell’Ufficio studi di Confcommercio, presentato al Forum annuale dell’associazione, tenutosi a Villa Miani a Roma in collaborazione con The European House – Ambrosetti. Secondo il report, gli stipendi italiani valgono in media il 26,5% in meno rispetto a quelli tedeschi e il 12,2% in meno rispetto a quelli francesi, una volta corretto il dato per il potere d’acquisto. Anche considerando i contributi sociali – che in Italia sono più alti – il divario non si annulla: lo scarto si riduce ma resta comunque significativo, pari al 16,5% rispetto alla Germania e all’11% rispetto alla Francia.
Il gap salariale, spiega Confcommercio, è in larga parte riconducibile al problema cronico della bassa produttività del lavoro. In Italia, il prodotto per occupato è rimasto sostanzialmente stabile negli ultimi trent’anni, mentre in Germania e Francia è cresciuto in modo costante. Una stagnazione che incide direttamente sulla capacità del sistema economico italiano di generare reddito e, quindi, di pagare salari più alti. La debole dinamica della produttività, sottolinea il rapporto, è una delle cause principali della perdita di competitività del Paese e della stagnazione dei consumi interni. Non a caso, i consumi delle famiglie italiane restano più deboli rispetto al resto d’Europa, nonostante segnali di ripresa registrati nel 2023.
Secondo Confcommercio, per colmare il divario non basta agire solo sul fronte fiscale o salariale, ma serve una strategia strutturale che punti a rilanciare la produttività attraverso investimenti in innovazione, digitalizzazione, formazione e modernizzazione della pubblica amministrazione. Solo così, avverte l’associazione, sarà possibile rendere il lavoro più efficiente e restituire potere d’acquisto reale alle famiglie italiane.
