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Trump lancia i nuovi dazi: “Tutti vogliono fare accordi con me”, ma scoppiano le tensioni anche tra i repubblicani
Con l’entrata in vigore dei nuovi dazi statunitensi a partire da oggi, 9 aprile, il presidente Donald Trump ha scelto ancora una volta di marcare il momento con dichiarazioni roboanti e toni provocatori. Durante una cena con i parlamentari repubblicani del Congresso, il capo della Casa Bianca ha ironizzato sulle reazioni dei leader internazionali alle sue politiche commerciali: “Tutti mi stanno chiamando per baciarmi il sedere. Vogliono disperatamente un accordo”, ha detto, usando senza remore l’espressione colorita “kissing my ass”, tra le risate della platea. Le nuove tariffe, superiori al 10%, si applicano a un’ampia gamma di importazioni da diversi Paesi, confermando l’approccio aggressivo dell’amministrazione Trump sul fronte del commercio internazionale. Secondo il presidente, la stretta doganale starebbe già generando un effetto domino tra le cancellerie mondiali: “Ogni capo di Stato mi supplica di trovare un’intesa. Sono pronto a parlare, ma alle mie condizioni”.
Nel suo intervento, Trump ha anche voluto zittire le voci critiche provenienti dal suo stesso partito. Alcuni esponenti repubblicani al Congresso hanno infatti espresso preoccupazione per le possibili ripercussioni economiche e diplomatiche dell’imposizione unilaterale dei dazi. In particolare, un’iniziativa bipartisan vorrebbe introdurre una norma che consenta al Congresso di revocare le tariffe dopo 40 giorni. Ma il presidente ha reagito con durezza: “Ci sono dei repubblicani ribelli, vogliono fare i protagonisti. Ma io so negoziare, loro no. Se gli lasciate le redini, l’America è spacciata”. E non è finita. Trump ha annunciato la prossima mossa: colpire le aziende farmaceutiche statunitensi che producono all’estero. “Presto imporremo dazi significativi anche a loro. Vogliamo che tornino a investire sul suolo americano. Il nostro mercato è enorme, e questo è il nostro vero vantaggio”, ha dichiarato, assicurando che le imprese “abbandoneranno la Cina e gli altri Paesi”.
Infine, il presidente ha rivendicato i risultati del suo approccio: “So cosa sto facendo. Con queste tariffe, possiamo arrivare a incassare fino a due miliardi di dollari al giorno”. Una cifra citata anche dal *New York Times*, che rilancia così un altro tassello della strategia trumpiana fatta di protezionismo, retorica muscolare e un’agenda economica volta a riportare le grandi produzioni sul territorio americano. Ma mentre Trump celebra la sua “guerra dei dazi”, il fronte interno si fa più instabile e lo scontro con l’ala moderata del partito repubblicano si intensifica, all’orizzonte delle elezioni di midterm.
