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Siria, i ribelli conquistano Damasco: Assad fugge, incognita sulla sua destinazione
I ribelli jihadisti hanno preso il controllo di Damasco, completando una travolgente avanzata che, in meno di dieci giorni, li ha portati a conquistare le città di Aleppo, Hama e Homs. Il presidente Bashar al-Assad ha lasciato la capitale per una destinazione sconosciuta. A riferirlo è l’Osservatorio siriano per i diritti umani, citando ufficiali dell’esercito.
Nella notte, i ribelli hanno occupato il palazzo presidenziale nel quartiere di Mezzeh senza incontrare resistenza, scandendo slogan di vittoria come “Dio è il più grande”. Intanto, l’aeroporto di Damasco è stato chiuso, con voli sospesi fino al 18 dicembre, e nella capitale è stato imposto un coprifuoco notturno. Secondo fonti internazionali, Assad sarebbe diretto verso una base russa in Siria con l’intenzione di raggiungere Mosca, ma non ci sono conferme ufficiali. La Russia ha poi annunciato che il presidente si è dimesso e ha lasciato il Paese, ordinando un trasferimento pacifico del potere.
Dopo l’ingresso dei ribelli, centinaia di persone sono scese in piazza per celebrare la caduta del regime degli Assad, al potere da oltre 50 anni. I ribelli hanno proclamato la “liberazione” di Damasco attraverso un messaggio trasmesso dalla tv di Stato, ora sotto il loro controllo. Hanno anche liberato i detenuti dalla famigerata prigione di Saydnaya, definita da Amnesty International “il mattatoio umano” per le torture e le esecuzioni di massa perpetrate al suo interno. Un gruppo armato è entrato nel giardino della residenza dell’ambasciatore italiano a Damasco, ma senza episodi di violenza. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, rassicurando che il personale diplomatico è al sicuro e che i connazionali presenti nel Paese sono stati evacuati in Libano e Giordania.
I ribelli hanno preso d’assalto l’ambasciata iraniana a Damasco, simbolo del sostegno di Teheran al regime. Intanto, le basi militari russe in Siria sono in stato di massima allerta. Mosca ha dichiarato di non percepire minacce immediate alla sicurezza del proprio personale diplomatico. Il premier siriano Mohammed al-Jalali si è detto pronto a collaborare per un passaggio pacifico del potere. Tuttavia, la situazione rimane altamente incerta. “Non sappiamo chi prenderà il controllo della Siria”, ha dichiarato Tajani, auspicando un processo di transizione non violento e il rispetto delle minoranze etniche e religiose, con particolare attenzione ai cristiani.
