Cronaca
Roma, liposuzione in studio abusivo: donna muore dopo il malore, tre indagati per omicidio colposo
Una donna di 47 anni è morta dopo aver accusato un grave malore al termine di una liposuzione eseguita in uno studio medico privo di autorizzazione da oltre un decennio. L’intervento estetico, rivelatosi fatale, è avvenuto in un appartamento adibito a sala operatoria nella zona di Torrevecchia, alla periferia di Roma. La vittima si era sottoposta alla procedura nel pomeriggio di domenica 7 giugno. Poco dopo l’inizio dell’operazione, si è verificata una complicazione che ha costretto i sanitari presenti a interrompere l’intervento. La donna è stata quindi trasferita d’urgenza al Policlinico Umberto I con un’ambulanza privata, ma è arrivata in arresto cardiocircolatorio. Già intubata e sottoposta a massaggio cardiaco a bordo del mezzo, è stata soccorsa dai medici che hanno tentato per oltre un’ora di rianimarla. Purtroppo, ogni tentativo si è rivelato inutile.
Il quadro clinico al momento del ricovero era estremamente critico: perdita di coscienza, pressione sanguigna molto bassa e uno stato di shock riconducibile a più fattori. La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo. L’indagine, coordinata da un magistrato del pool sanità, coinvolge tre persone: il medico che ha eseguito l’intervento, l’anestesista e un’infermiera. Tutti sono stati iscritti nel registro degli indagati. Nelle prossime ore sarà affidato l’incarico per l’autopsia, che dovrà chiarire le cause esatte del decesso. Dalle prime verifiche è emerso che lo studio dove è avvenuta la liposuzione non era in regola: la struttura aveva ottenuto l’ultima autorizzazione nel 2007, con validità di cinque anni, ma non risultano rinnovi successivi. L’appartamento era quindi da tredici anni privo delle necessarie certificazioni per svolgere attività chirurgica.
Il medico responsabile dell’intervento risulta avere già precedenti legati a episodi simili. Era stato denunciato in passato da alcune pazienti per lesioni a seguito di interventi di chirurgia estetica effettuati in altri anni. Anche l’anestesista risulta avere precedenti, sebbene non direttamente legati all’attività sanitaria. Gli inquirenti stanno passando al vaglio tutta la documentazione, incluse le cartelle cliniche e le autorizzazioni, e acquisendo le testimonianze del personale coinvolto e di eventuali testimoni. L’inchiesta punta a far luce su una vicenda che riaccende l’attenzione sulla sicurezza degli interventi estetici svolti in strutture non autorizzate, un fenomeno che continua a mietere vittime nonostante i ripetuti allarmi delle autorità sanitarie.
