Cronaca
Omicidio Mattarella, nuove analisi sul Dna: si tenta di identificare i killer dopo 45 anni
A distanza di 45 anni dall’omicidio di Piersanti Mattarella, allora presidente della Regione Siciliana, la Procura di Palermo riapre una delle pagine più oscure della storia italiana con un accertamento tecnico straordinario: sarà analizzata un’impronta ritrovata nel 1980 sullo sportello lato guidatore della Fiat 127 utilizzata per la fuga dai killer. Grazie alle più recenti tecnologie forensi per l’estrazione del Dna da tracce biologiche minime o degradate, i magistrati guidati da Maurizio De Lucia puntano a verificare se quel frammento possa oggi fornire una svolta concreta nell’identificazione degli esecutori materiali dell’omicidio. L’incarico ai periti sarà conferito ufficialmente il 12 giugno.
L’impronta venne isolata subito dopo l’agguato, avvenuto il 6 gennaio 1980 a Palermo in via Libertà, ma all’epoca la tecnologia non consentiva un’analisi utile per risalire all’identità dell’individuo che l’aveva lasciata sulla carrozzeria del veicolo. Oggi, però, con l’evoluzione delle tecniche scientifiche, si apre una possibilità che fino a pochi anni fa sembrava irrealizzabile. Il reperto potrebbe essere confrontato con il Dna di due esponenti mafiosi da tempo nel mirino della magistratura: Antonio Madonia e Giuseppe Lucchese. I due, all’epoca dei fatti poco più che ventenni, appartenevano a potenti famiglie mafiose palermitane ed erano vicini all’ala corleonese di Cosa Nostra. Madonia, descritto da diversi testimoni come l’uomo dagli “occhi di ghiaccio”, è figlio del capomafia di Resuttana, mentre Lucchese era attivo nel mandamento di Ciaculli e considerato uno dei più feroci killer del periodo.
Secondo gli inquirenti, Madonia avrebbe sparato, mentre Lucchese si trovava alla guida dell’auto utilizzata per la fuga. Negli anni, si è progressivamente affievolita l’ipotesi che il delitto fosse opera di ambienti neofascisti, come inizialmente suggerito dalle voci che coinvolgevano Giusva Fioravanti e Gilberto Cavallini. Per l’omicidio Mattarella, sono stati già condannati in via definitiva i vertici della mafia siciliana dell’epoca come mandanti: Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Francesco Madonia, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Antonino Geraci. Ma i nomi dei sicari che premettero materialmente il grilletto sono rimasti, fino a oggi, un mistero. L’eventuale esito positivo della comparazione genetica potrebbe finalmente chiudere il cerchio sull’omicidio di un politico simbolo del rinnovamento della Democrazia Cristiana, fratello dell’attuale Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Un delitto che segnò l’inizio di una lunga stagione di sangue e violenza mafiosa in Sicilia e nell’intero Paese.
