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Trump annuncia il ritorno di Alcatraz, dazi sui film esteri e truppe in Messico: nuove mosse che agitano la scena globale
Donald Trump torna a scuotere il panorama politico e internazionale con una serie di dichiarazioni che spaziano dalla sicurezza interna alla politica estera, passando per economia e immigrazione. In un post pubblicato su Truth, il presidente americano ha annunciato di aver ordinato la ricostruzione e la riapertura del carcere federale di Alcatraz, chiuso dal 1963. La struttura, ha spiegato, sarà ampliata e destinata a ospitare “i criminali più spietati e violenti d’America”. Trump ha poi lanciato un’altra proposta destinata a far discutere: una tariffa del 100% su tutti i film prodotti all’estero e distribuiti negli Stati Uniti. Secondo il presidente, l’industria cinematografica americana sarebbe in crisi a causa della concorrenza straniera e degli incentivi fiscali offerti da altri Paesi. “Vogliamo film realizzati in America, di nuovo!”, ha scritto, definendo l’attuale situazione “una minaccia per la sicurezza nazionale”.
Sul piano internazionale, Trump ha confermato di aver proposto l’invio di truppe statunitensi in Messico per combattere i cartelli della droga. Durante una conversazione con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, ha rivolto una stoccata alla presidente messicana Claudia Sheinbaum, definendola “una donna adorabile, ma troppo spaventata dai cartelli per ragionare con lucidità”. Non sono mancati riferimenti alla Cina. Trump ha escluso un imminente colloquio con il presidente Xi Jinping, pur precisando che “la Cina e il nostro popolo stanno parlando di diverse cose”. Ha inoltre commentato il trasferimento di Mike Waltz dalla guida del Consiglio per la Sicurezza nazionale all’incarico di ambasciatore Usa all’Onu, definendolo “un miglioramento” e ribadendo di non aver perso fiducia in lui.
In campo economico, il presidente ha annunciato la possibilità di nuovi accordi commerciali già entro la settimana, precisando però che “sarò io a definire dazi e condizioni”. Infine, sul fronte migratorio, ha attaccato il sistema giudiziario americano, giudicato troppo lento e complesso per gestire l’elevato numero di ingressi irregolari. “Con milioni di arrivi, servirebbero milioni di processi. È impossibile”, ha dichiarato, invocando la nomina rapida di giudici disposti ad applicare una linea più rigida. Le affermazioni di Trump confermano la sua volontà di imprimere un’accelerazione netta e personale a molte delle questioni più calde dell’agenda americana, alimentando al tempo stesso polemiche e consensi a livello globale.
