Economia
Debiti fiscali, 22 milioni di contribuenti coinvolti. Il 40% delle somme è di difficile recupero
Il direttore dell’Agenzia delle Entrate e dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, Vincenzo Carbone, ha illustrato al Senato la situazione del cosiddetto “magazzino della riscossione”, sottolineando la complessità e le difficoltà nel recupero dei crediti fiscali. Attualmente, i contribuenti con debiti residui da riscuotere sono circa 22,3 milioni, di cui 3,5 milioni sono persone giuridiche e 18,8 milioni persone fisiche. Di questi ultimi, 2,9 milioni svolgono un’attività economica. Carbone ha evidenziato l’elevata recidività dei soggetti con debiti iscritti a ruolo: il 60% ha accumulato debiti in almeno dieci anni diversi. Complessivamente, il carico contabile residuo affidato alla riscossione dal 2000 al 31 gennaio 2025 ammonta a 1.279,8 miliardi di euro. Tuttavia, circa il 40% di questa somma è considerato di difficile recupero a causa delle condizioni soggettive dei debitori.
Tra le principali cause della difficoltà nel recupero, 149 miliardi sono dovuti da soggetti in procedure concorsuali, 224,4 miliardi da persone decedute o imprese cessate, e 138,9 miliardi da nullatenenti. Inoltre, 50,9 miliardi risultano sospesi per provvedimenti giudiziari o adesione alla “Rottamazione-quater”, mentre 580,8 miliardi riguardano contribuenti già sottoposti ad azioni esecutive o cautelari. Altri 101,2 miliardi restano ancora da recuperare con future azioni di riscossione. Carbone ha ricordato che, nonostante la crescita del magazzino della riscossione, negli ultimi anni gli incassi sono aumentati. Si è passati da una media di 3 miliardi annui nel periodo 2000-2005 a 7,5 miliardi con Equitalia (2006-2016) e a 12,4 miliardi dal 2017 in poi. Negli ultimi due anni, il gettito ha raggiunto i 14,8 e 16 miliardi.
Resta da valutare l’effetto della “Rottamazione-quater”. A fine 2024, l’importo riscosso ammontava a 12,2 miliardi, ma con un tasso di decadenza del 49%. Se tutti i contribuenti rispettassero le scadenze, l’impatto massimo stimato della misura sarebbe di 38,5 miliardi. Tuttavia, la flessibilità introdotta, che consente di saltare fino a sette rate senza decadere dal beneficio, potrebbe aumentare il rischio di un uso strumentale dell’agevolazione da parte dei debitori.
Ogni anno, circa 5.500 enti affidano alla riscossione 33 milioni di crediti per un totale di 82 miliardi di euro. La maggior parte (64%) ha un importo inferiore a 500 euro ed è legata a ruoli iscritti da Comuni, Regioni e altri enti pubblici. I crediti superiori a 50 mila euro (86%) provengono principalmente dall’Agenzia delle Entrate. Nel 2024 sono stati emessi oltre 19 milioni di atti di riscossione: tra questi, 16-17 milioni di cartelle di pagamento, 3 milioni di avvisi di addebito dell’Inps e 1,2 milioni di avvisi di accertamento esecutivo da parte degli enti locali, in forte aumento rispetto ai 400 mila del 2022. Il sistema della riscossione, quindi, si trova di fronte a una crescita costante del magazzino dei crediti residui e a una difficoltà strutturale nel recupero delle somme dovute, con il rischio che molte di queste diventino definitivamente irrecuperabili.
