Cronaca
È morto Robert Redford, icona del cinema americano e fondatore del Sundance
Robert Redford è morto nella sua casa di Provo, nello Utah, nel sonno. La notizia del decesso, avvenuto a 88 anni, è stata confermata al New York Times da Cindi Berger, Ceo dello studio Rogers & Cowan Pmk. Attore, regista e attivista, Redford è stato una delle figure più amate e influenti del cinema statunitense.
Divo affascinante negli anni Settanta, interprete indimenticabile di film come Come eravamo, Tutti gli uomini del presidente, Tre giorni del condor e La stangata, Redford aveva poi scelto di passare dietro la macchina da presa. Con il suo esordio da regista, Gente comune (1980), vinse l’Oscar, aprendo un percorso che lo avrebbe reso una voce originale e coraggiosa del cinema americano. Nel 2002 ricevette anche l’Oscar alla carriera.
Fuori dai set, Redford si impegnò a fondo per l’ambiente e per la promozione del cinema indipendente. Nel 1981 fondò il Sundance Institute e pochi anni dopo trasformò un piccolo festival nello Utah nella più importante vetrina del cinema indie americano: il Sundance Film Festival.
Nato a Santa Monica nel 1936, cresciuto in una famiglia modesta di origini irlandesi, Redford affrontò presto difficoltà e lutti, tra cui la morte prematura della madre. Dopo un periodo giovanile in Europa, intraprese la carriera d’attore tra teatro e televisione. Il successo arrivò negli anni Sessanta con ruoli che misero in luce il suo volto da eroe positivo e il carisma naturale.
Sul grande schermo fu cowboy, truffatore, giornalista e amante tormentato, incarnando l’eroe americano in tutte le sue sfumature. Tra i suoi ruoli più celebri, quello di Jay Gatsby nell’adattamento del 1974 del romanzo di Fitzgerald e quello di Bob Woodward in Tutti gli uomini del presidente, accanto a Dustin Hoffman.
Da regista firmò titoli come Milagro, In mezzo scorre il fiume, Quiz Show e L’uomo che sussurrava ai cavalli. Con Meryl Streep lavorò sia da attore che da regista, mentre con Brad Pitt condivise una delle sue pellicole più amate. Nel 2007 tornò dietro la macchina da presa con Leoni per agnelli, confermando il suo impegno politico e civile.
Redford non ha mai nascosto la sua avversione per le logiche commerciali di Hollywood, difendendo un’idea di cinema capace di affrontare temi complessi e di lasciare un segno culturale. Nel 2006, al Festival di Venezia, disse: «Ogni generazione ha la possibilità di diventare guida del proprio tempo. Mi rattrista vedere che la mia sia così corrotta da non cogliere questa opportunità».
Con la sua morte scompare non solo un grande attore e regista, ma anche un uomo che ha creduto nel potere del cinema come strumento di cambiamento e riflessione.
