Cronaca
Mattarella ricorda l’alluvione in Piemonte: “L’Italia non si arrende, le tragedie insegnano il senso di comunità”
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha commemorato il trentesimo anniversario dell’alluvione che colpì il Piemonte nel 1994, causando settanta morti, cinquecento feriti e migliaia di sfollati. Parlando di fronte a rappresentanti istituzionali e cittadini, Mattarella ha sottolineato il ruolo cruciale della solidarietà e delle istituzioni nelle emergenze. “L’alluvione del 1994 inferse una ferita profonda al Piemonte. La piena dei fiumi Tànaro, Bormida, Belbo e Po colpì Ceva, Alba, Asti, Alessandria, con decine di vittime e danni enormi. Furono quasi trecento i Comuni coinvolti, con ospedali isolati e migliaia di posti di lavoro compromessi. Fu l’evento alluvionale più grave del Novecento in Piemonte”, ha ricordato il Presidente, tracciando un bilancio dell’impatto umano e sociale della catastrofe.
Mattarella ha reso omaggio a chi intervenne durante l’emergenza: “Nelle tragedie, l’Italia ha sempre saputo rispondere. Le Forze dell’ordine, i Vigili del fuoco, la Protezione civile – nata proprio dall’esigenza di fronteggiare queste emergenze – e le associazioni di volontariato, come gli ‘angeli del fango’, sono state e continuano a essere il simbolo della nostra forza collettiva”. Ha inoltre sottolineato il ruolo dei sindaci e delle comunità locali, definendoli “un esercito prezioso in prima linea, essenziale nel gestire e superare le calamità”. Nel suo intervento, il Capo dello Stato ha ampliato lo sguardo alle sfide globali: “Le tragedie come quella del Piemonte ci ricordano che le risorse del pianeta non sono infinite e che l’intervento umano può fare la differenza, sia in positivo che in negativo. La consapevolezza sui cambiamenti climatici è cresciuta, ma troppo spesso guerre e logiche di potenza oscurano i veri problemi dell’umanità, come la siccità, le carestie e le migrazioni climatiche”.
Mattarella ha concluso con un’esortazione al senso di comunità e alla responsabilità collettiva: “Fare memoria non è solo un gesto di rispetto verso le vittime, ma un richiamo a costruire un futuro più sostenibile e solidale. Dopo una catastrofe, nulla è più come prima, ma possiamo imparare a costruire una società che non si arrenda mai”.
