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Usa, la giustizia federale blocca i dazi di Trump: non ha l’autorità per imporli
Una decisione della Corte del Commercio Internazionale degli Stati Uniti ha invalidato gran parte dei dazi imposti dal presidente Donald Trump, giudicandoli illegittimi. Secondo i tre giudici che hanno emesso la sentenza, l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977 – la legge su cui Trump ha fondato il proprio intervento tariffario – non conferisce al presidente il potere di imporre unilateralmente dazi su vasta scala.
La misura riguardava in particolare i cosiddetti “dazi del Giorno della Liberazione”, imposte che includevano una tariffa generalizzata del 10% sulle importazioni, con aliquote più elevate per specifici Paesi come Canada, Messico e Cina. L’amministrazione Trump aveva motivato la scelta sostenendo la necessità di fronteggiare emergenze nazionali come il traffico di fentanyl e l’immigrazione illegale. Tuttavia, la corte ha stabilito che queste minacce non rientrano nella definizione di “minacce insolite e straordinarie” che giustificherebbero l’impiego dell’IEEPA.
La reazione della Casa Bianca è stata immediata e dura. Stephen Miller, vice capo dello staff, ha definito la sentenza un “colpo di stato giudiziario fuori controllo”, mentre un portavoce ufficiale ha dichiarato che “non spetta a giudici non eletti decidere come affrontare un’emergenza nazionale”. La stessa amministrazione ha fatto sapere che presenterà ricorso, con l’obiettivo di ribaltare il verdetto. Non si esclude che la questione possa arrivare fino alla Corte Suprema, dato l’impatto potenzialmente vasto per l’economia statunitense e mondiale.
La decisione giudiziaria ha avuto conseguenze immediate sui mercati finanziari. L’indice S\&P 500 ha registrato un’impennata e il dollaro si è rafforzato, mentre cresce l’attesa per capire quale sarà la prossima mossa della presidenza Trump in materia di politica commerciale. Il presidente, che ha fatto della linea dura sui dazi uno dei pilastri della sua politica economica, non ha commentato direttamente la sentenza, ma ha liquidato con ironia le critiche e i soprannomi affibbiatigli da alcuni giornalisti, ribadendo che “si tratta di trattative”.
