Economia
Mps lancia un’offerta pubblica di scambio totalitaria su Mediobanca per 13,3 miliardi di euro
Monte dei Paschi di Siena ha annunciato il lancio di un’offerta pubblica di scambio (Ops) totalitaria su Mediobanca, valutando la banca d’affari 13,3 miliardi di euro e offrendo un premio del 5,03% rispetto alla chiusura di Borsa di ieri. L’operazione, che prevede uno scambio di 23 azioni Mps per ogni 10 azioni Mediobanca, dovrebbe concludersi entro il terzo trimestre del 2025. L’offerta non è stata accolta positivamente da Mediobanca, che secondo fonti finanziarie la considera “ostile”. Un’eventuale acquisizione potrebbe ridefinire gli equilibri finanziari italiani, incidendo sul controllo di Generali, di cui Mediobanca detiene il 13% del capitale. La compagnia triestina è attualmente coinvolta in un complesso processo di integrazione con Natixis, osteggiato da Delfin e Francesco Gaetano Caltagirone, e sotto l’attenta osservazione della politica in vista dell’assemblea di primavera per il rinnovo del consiglio di amministrazione.
Tra le condizioni per il successo dell’offerta di Mps figura il raggiungimento del 66,67% del capitale di Mediobanca. La banca senese ha convocato per il 17 aprile 2025 l’assemblea dei soci per approvare l’aumento di capitale necessario a finanziare l’operazione, con la prospettiva di un delisting di Mediobanca da Euronext Milan. Secondo Mps, l’uscita dalla Borsa favorirebbe l’integrazione e la creazione di sinergie. L’unione tra Mps e Mediobanca darebbe vita a un nuovo protagonista del settore bancario italiano, con un posizionamento di rilievo nei segmenti strategici e un’offerta di servizi più ampia e diversificata per famiglie e imprese. Secondo la banca senese, l’operazione consentirebbe di ottenere un ritorno sul capitale tangibile del 14% e di generare sinergie annuali ante imposte per circa 700 milioni di euro, suddivisi tra 300 milioni di ricavi, 300 milioni di costi e 100 milioni di risparmio finanziario.
Uno dei vantaggi chiave dell’acquisizione sarebbe l’accelerazione nell’utilizzo delle attività fiscali differite (Dta) di Mps, con un beneficio stimato di 2,9 miliardi di euro nei prossimi sei anni, pari a circa 1,2 miliardi di valore netto per gli azionisti di Mediobanca aderenti all’offerta. La nuova entità promette un incremento significativo degli utili per azione e una politica di dividendi sostenibile, con un pay-out ratio fino al 100% dell’utile netto, mantenendo solidità patrimoniale.
I costi di integrazione sono stimati in circa 600 milioni di euro nel primo anno, mentre l’investimento in Mediobanca, secondo l’amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio, garantirebbe flussi di cassa stabili grazie ai dividendi di Generali. Lovaglio ha rivelato di aver presentato l’operazione al Ministero dell’Economia già nel 2022, delineando tre scenari strategici per il futuro della banca. Dall’aggregazione di Mps e Mediobanca nascerebbe un gruppo con 6 milioni di clienti, 130 miliardi di impieghi e circa 300 miliardi di risparmio gestito, con un ruolo chiave nel sistema finanziario italiano. Mps ha lasciato aperta la possibilità di acquistare ulteriori azioni Mediobanca sul mercato, nel rispetto delle normative vigenti.
