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Ue: il divario occupazionale uomo-donna in Italia è più del doppio della media europea
L’Italia continua a confrontarsi con sfide significative nel mercato del lavoro, nonostante un tasso di occupazione che nel 2023 ha raggiunto il record del 66,3%. Questo dato, però, resta ben al di sotto della media europea, che supera il 75%. Il divario è particolarmente evidente nelle regioni meridionali e insulari, dove l’occupazione scende rispettivamente al 52,5% e al 51,5%. Uno dei problemi più critici è il divario occupazionale di genere: in Italia è di 19,5 punti percentuali, più del doppio della media dell’Unione Europea, e senza segnali di miglioramento negli ultimi dieci anni. La bassa partecipazione delle donne al mercato del lavoro rimane una delle principali sfide, accentuata anche dal basso tasso di occupazione giovanile.
Nonostante questo, il rapporto della Commissione Europea inserito nel Semestre Europeo 2023 evidenzia un miglioramento per i giovani che abbandonano precocemente l’istruzione (-1 punto percentuale) e per i cosiddetti Neet (giovani che non studiano, non lavorano e non sono in formazione), scesi al 11,2%. Tuttavia, quest’ultimo dato resta tra i peggiori in Europa. Il tasso di disoccupazione italiano, al 7,7% nel 2023, è in calo ma ancora tra i più alti d’Europa. La componente di disoccupazione di lungo periodo (4,2%) rappresenta un ulteriore elemento critico. La bassa partecipazione al mercato del lavoro, specialmente tra donne e giovani, aggrava ulteriormente una situazione demografica già pressante.
Un altro aspetto problematico è il basso livello di competenze digitali della popolazione: nel 2023, solo il 45,8% degli adulti italiani possedeva almeno competenze digitali di base, evidenziando un divario rispetto alla media europea. Anche l’apprendimento degli adulti è un’area in cui l’Italia deve recuperare terreno. Nel 2023 si sono registrati segnali positivi nella lotta alla povertà: la quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è diminuita, rispettivamente dell’1,6% per la popolazione generale e dell’1,4% per i bambini. Tuttavia, con tassi del 22,8% e del 27,1%, queste percentuali restano superiori alla media UE, soprattutto per le famiglie con bassa intensità lavorativa.
