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Julian Assange al Consiglio d’Europa: “La libertà di espressione a un bivio oscuro”
“La libertà di espressione si trova a un bivio oscuro, e temo che sarà troppo tardi se istituzioni come il Consiglio d’Europa non agiranno”. Con queste parole, il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, ha testimoniato al Consiglio d’Europa, la prima volta in pubblico dopo la sua liberazione avvenuta a giugno. Assange è intervenuto davanti alla commissione Affari giuridici e diritti umani, in occasione della discussione sul rapporto riguardante la sua detenzione, preparato dalla socialista islandese Thorhildur Sunna Aevarsdottir.
Assange ha lanciato un forte appello per proteggere la libertà di stampa, evidenziando come il suo caso abbia creato un pericoloso precedente. “Se l’Europa vuole un futuro in cui la libertà di parola non sia un privilegio riservato a pochi, ma un diritto garantito a tutti, deve agire ora”, ha dichiarato. Ha poi sottolineato l’effetto dissuasivo della sua persecuzione sui giornalisti di tutto il mondo.
Nel suo discorso, Assange ha attaccato gli Stati Uniti, affermando che “gli europei devono ora obbedire alla legge sullo spionaggio degli Stati Uniti” e che il suo caso ha aperto la strada alla persecuzione internazionale dei giornalisti. Ha inoltre lamentato la mancanza di giustizia per il suo caso, bloccata dagli accordi imposti dal governo americano.
Rispondendo alle domande, Assange ha riflettuto sull’importanza della legge, ma ha avvertito che essa può essere facilmente reinterpretata per fini politici, in particolare quando si scontrano con gli interessi delle intelligence. “Abbiamo fatto arrabbiare uno dei poteri più influenti: l’intelligence americana, capace di spingere per una reinterpretazione della legge”, ha concluso. Assange ha chiuso il suo intervento ricordando che il giornalismo non è un crimine, ma un pilastro fondamentale di una società libera.
