Politica
Inchiesta hacker: il Pd chiede chiarezza e la presenza della premier in Parlamento
Preoccupazioni crescenti sullo stato della sicurezza nazionale emergono a seguito dell’inchiesta hacker che ha rivelato una grave violazione del sistema informativo dello SDI. I capigruppo del Partito Democratico, Francesco Boccia e Chiara Braga, hanno definito il quadro “inquietante” e hanno accusato la destra di utilizzare i sistemi di sicurezza per fini interni, chiedendo con urgenza la presenza della Presidente del Consiglio in Parlamento.
“Vogliamo sapere come sia possibile che il sistema dello SDI, che gestisce dati sensibili delle più alte cariche dello Stato, sia stato vulnerato in questo modo,” dichiarano in una nota Boccia e Braga. I capigruppo denunciano inoltre l’inefficacia della recente legge sulla cybersicurezza, giudicata “inutile” e priva di risorse adeguate, che non è riuscita a prevenire quella che descrivono come “una guerra intestina tra gruppi di potere” che mette a rischio la democrazia italiana. Oltre a chiarimenti sul sistema SDI, il Pd chiede quali iniziative il governo intenda adottare per rafforzare la sicurezza nazionale e se vi sia un coinvolgimento di altri apparati dello Stato in questo scandalo.
Anche il senatore Matteo Renzi interviene sulla vicenda, decidendo di costituirsi parte civile in ogni procedimento giudiziario relativo alla pubblicazione illegittima di documenti ottenuti tramite spionaggio. Renzi annuncia inoltre che presenterà un’interrogazione parlamentare sull’operato dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, sottolineando la necessità di tutelare i diritti inviolabili dei cittadini italiani.
