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Israele ordina l’evacuazione di un distretto di Teheran: svolta nel quarto giorno di guerra
Nel quarto giorno del conflitto tra Israele e Iran, le Forze di Difesa israeliane (Idf) hanno lanciato un avvertimento senza precedenti: gli abitanti del distretto 3 di Teheran devono evacuare immediatamente. Le Idf hanno annunciato imminenti operazioni militari per colpire infrastrutture strategiche del regime iraniano nella zona. È la prima volta che, dall’inizio delle ostilità, Israele si rivolge direttamente alla popolazione civile della capitale iraniana con un messaggio pubblico e mirato. Il portavoce delle Idf in lingua farsi, Kamal Pinhasi, ha parlato di un “avvertimento urgente” per chi vive o lavora nel distretto, specificando che l’operazione mira a obiettivi militari e che la presenza di civili mette a rischio le loro vite. Nella capitale iraniana si registrano code ai distributori, blackout parziali e tentativi di fuga verso aree più sicure.
L’annuncio arriva mentre il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che l’aeronautica israeliana “controlla i cieli di Teheran”, definendo questo risultato come un punto di svolta nella campagna contro l’Iran. Secondo Netanyahu, Israele punta a due obiettivi strategici: eliminare la minaccia nucleare iraniana e distruggere le capacità missilistiche di Teheran. Il ministro della Difesa Israel Katz ha aggiunto che i residenti di Teheran “pagheranno il prezzo” delle azioni del regime, pur chiarendo che Israele non intende colpire direttamente la popolazione civile. Katz ha ribadito che le operazioni militari proseguiranno finché gli obiettivi strategici non saranno neutralizzati.
Sul fronte militare, l’Iran ha lanciato circa 370 missili balistici e centinaia di droni verso Israele in quattro giorni di conflitto. I bombardamenti hanno provocato almeno 24 morti e oltre 600 feriti tra la popolazione israeliana. A loro volta, le Idf hanno colpito decine di obiettivi a Teheran, tra cui la sede della tv di Stato, il quartier generale delle forze Quds e impianti nucleari e militari. Le vittime in Iran, secondo fonti locali, sarebbero già oltre 220, con bilanci ufficiosi che parlano di numeri ben più alti. Nel frattempo, si intensificano le accuse diplomatiche. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha accusato Israele di attaccare obiettivi civili con armamenti forniti dagli Stati Uniti. Teheran chiede ora la condanna internazionale dell’aggressione, soprattutto da parte dei Paesi firmatari dell’accordo sul nucleare iraniano, e punta il dito anche contro Washington per un presunto coinvolgimento diretto.
Il Parlamento iraniano sta valutando l’uscita dal Trattato di non proliferazione nucleare, sebbene la Repubblica Islamica continui a dichiarare che il proprio programma atomico ha scopi esclusivamente pacifici. Il presidente Masoud Pezeshkian ha ribadito che l’Iran non ha intenzione di sviluppare armi di distruzione di massa, appellandosi all’editto religioso dell’ayatollah Ali Khamenei. Nel mezzo dell’escalation, la Russia ha dichiarato la propria disponibilità a mediare tra le parti. Anche la Cina e alcuni Paesi europei hanno sollecitato una de-escalation immediata. Ma secondo alcune fonti diplomatiche, Israele starebbe valutando un’operazione che potrebbe durare diverse settimane, in funzione della risposta iraniana e degli sviluppi sul piano internazionale.
