Cronaca
Stellantis, Carlos Tavares lascia la guida del gruppo automobilistico: finisce un’epoca
Carlos Tavares, amministratore delegato di Stellantis e figura chiave nella fusione tra PSA e FCA, lascia la guida del gruppo automobilistico. La decisione, presa all’unanimità dal consiglio di amministrazione, è stata comunicata a sorpresa, sebbene fosse noto che il manager avrebbe concluso il suo mandato nel 2026. Il gruppo non accelera sulla nomina del successore, prevista entro metà 2025, e nel frattempo affida la gestione a un comitato esecutivo guidato da John Elkann, presidente di Stellantis. Elkann ha espresso gratitudine a Tavares per il suo contributo alla creazione e allo sviluppo dell’azienda, confermando che la strategia del gruppo continuerà nel solco già tracciato.
Tuttavia, Henri de Castries, consigliere indipendente del board, ha rivelato che divergenze tra Tavares e il consiglio sono emerse nelle ultime settimane, portando alla decisione di separarsi. “Il successo di Stellantis si è basato su un perfetto allineamento tra azionisti, consiglio e amministratore delegato, ma nelle ultime settimane questo equilibrio si è incrinato”, ha dichiarato. Negli ultimi mesi, Tavares è stato al centro di polemiche per la gestione del gruppo. Tra i motivi di frizione, il calo delle vendite negli Stati Uniti, le tensioni con sindacati e concessionari e il duro confronto con il governo italiano ed europeo su temi industriali. Le critiche riguardano anche il ricorso alla cassa integrazione in vari stabilimenti italiani, come Pomigliano, e la mancanza di chiarezza sul futuro degli impianti produttivi. In Parlamento, Tavares aveva affrontato un confronto acceso sulle prospettive industriali di Stellantis. Ora, diversi esponenti politici chiedono che John Elkann si presenti per chiarire il futuro del gruppo.
Le dimissioni di Tavares hanno scatenato una raffica di commenti. Per Tommaso Foti (Fratelli d’Italia), “era ora che Tavares se ne andasse”, ma la transizione richiede garanzie sull’occupazione. Antonio Misiani (Pd) ha parlato di “crisi grave” e ha chiesto un piano industriale adeguato. Dure le critiche da parte della Lega e di Carlo Calenda, che ha definito Tavares “il sostenitore del darwinismo solo per i lavoratori”. Anche Giuseppe Conte ha sottolineato le preoccupazioni per i lavoratori e l’indotto, ribadendo l’urgenza di un confronto con Elkann. Dal fronte sindacale, Ferdinando Uliano (Fim Cisl) ha evidenziato la necessità di un piano industriale chiaro, investimenti strategici in Italia e garanzie contro chiusure e licenziamenti.
