Cronaca
Referendum su lavoro e cittadinanza, Landini: “Non abbiamo raggiunto il quorum, ma oltre 14 milioni al voto è un segnale importante”
Dopo la chiusura dei seggi, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha commentato in conferenza stampa l’esito dei referendum promossi dal sindacato e da altre organizzazioni civiche, ammettendo con chiarezza il mancato raggiungimento del quorum ma rivendicando la rilevanza politica della partecipazione. Per la cronaca il quorum si è fermato al 29, 7%. “Il nostro obiettivo era raggiungere il quorum. È chiaro che non lo abbiamo raggiunto. Oggi non è una giornata di vittoria”, ha affermato Landini dalla sede del Comitato promotore. “Tuttavia, i dati ci dicono che oltre 14 milioni di persone hanno votato in Italia, cui si aggiungeranno gli italiani all’estero. È un numero importante, un punto di partenza. I problemi che abbiamo sollevato con i referendum restano sul tavolo.
Erano cinque i quesiti sottoposti al voto:
Appalti – proponeva di garantire la responsabilità solidale tra committente e subappaltatori per tutelare meglio i lavoratori.
Licenziamenti illegittimi – chiedeva il ripristino del reintegro obbligatorio per chi veniva licenziato senza giusta causa.
Tutele per lavoratori a termine – puntava a rafforzare le protezioni contro i licenziamenti nei contratti precari.
Indennità per licenziamenti – voleva eliminare il tetto massimo ai risarcimenti per licenziamenti ingiustificati, lasciando maggiore margine al giudice.
Cittadinanza – proponeva di ridurre da dieci a cinque anni il periodo di residenza necessario per ottenere la cittadinanza italiana.
Nessuno dei cinque quesiti ha superato il quorum del 50% più uno degli aventi diritto, necessario per la validità del referendum. Il dato sull’affluenza si è fermato ben al di sotto della soglia richiesta, rendendo tutti i quesiti formalmente nulli.
Il caso cittadinanza: alta valenza simbolica, ma nessun effetto
Tra i quesiti, quello sulla cittadinanza ha avuto un impatto fortemente simbolico, sostenuto da diverse associazioni e movimenti che da anni chiedono una riforma della legge. La proposta di ridurre i tempi per ottenere la cittadinanza non ha raggiunto il quorum, ma ha raccolto un consenso significativo tra i votanti, evidenziando una sensibilità crescente sul tema dell’inclusione e dei diritti civili. Il risultato, seppur privo di effetto immediato, alimenta il dibattito su una riforma che resta divisiva ma sempre più urgente.
Una battuta d’arresto che non chiude il confronto: “Il referendum è uno strumento, non un fine”, ha ricordato Landini. “Il fatto che milioni di persone si siano espresse dimostra che i temi del lavoro, della giustizia sociale e dei diritti civili sono sentiti. Questo non può essere ignorato dalla politica”. Dalla Cgil e dagli altri promotori arriva la volontà di continuare la mobilitazione nelle sedi istituzionali, nei luoghi di lavoro e nella società. La strada del cambiamento resta aperta, anche se il risultato elettorale non ha prodotto l’effetto sperato. Per molti, è solo l’inizio di una nuova fase di battaglia politica e sociale.
