Cronaca
Covid-19 in Italia, oltre 197mila vittime: il bilancio della pandemia e le sfide future
Cinque anni dopo l’inizio della pandemia, l’Italia registra un bilancio drammatico: oltre 197mila morti e oltre 27 milioni di contagi. Era il 20 febbraio 2020 quando il virus Sars-CoV-2 fu ufficialmente individuato nel Paese, con la diagnosi del “paziente 1”, Mattia Maestri, all’ospedale di Codogno. Da quel momento, l’Italia ha affrontato mesi di emergenza sanitaria, culminati nella dichiarazione ufficiale della pandemia da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità l’11 marzo 2020. Solo tre anni dopo, il 5 maggio 2023, l’Oms ha dichiarato la fine dell’emergenza sanitaria globale. I dati del ministero della Salute evidenziano l’impatto della crisi: 27.191.249 casi registrati, di cui 513.845 tra gli operatori sanitari. L’età media dei pazienti è stata di 45 anni, mentre i guariti sono stati 25.402.836. Il tributo più pesante è stato quello delle vittime, che hanno raggiunto la cifra di 197.563.
Oggi il pericolo appare ridimensionato, ma gli esperti dell’Istituto superiore di sanità mettono in guardia dal rischio di abbassare la vigilanza. Il virus, spiega Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento Malattie infettive dell’Iss, è ormai parte del gruppo di patogeni respiratori che circolano soprattutto in inverno. Viene monitorato attraverso la rete di sorveglianza RespiVirNet, insieme a virus come l’influenza e il virus respiratorio sinciziale. L’osservazione costante permette di stimare la diffusione delle varianti e il loro impatto sulla popolazione. La vaccinazione anti-Covid, sottolineano gli esperti, resta un’arma fondamentale. Ogni anno viene effettuata una valutazione sulle modalità e le categorie a cui raccomandarla, con particolare attenzione alle fasce più fragili, come anziani e persone con patologie pregresse.
Resta, infine, il rischio di nuove pandemie, che secondo l’Oms sono inevitabili. Dopo il Covid-19, osserva Palamara, la consapevolezza del pericolo è aumentata e sono stati intensificati gli sforzi per migliorare la preparazione alle emergenze sanitarie. In Italia, la rete di sorveglianza è stata rafforzata grazie a finanziamenti europei e del Pnrr, con la creazione di nuove reti di ricerca e monitoraggio. Inoltre, vengono organizzate regolarmente esercitazioni pandemiche e il Paese partecipa a iniziative internazionali per migliorare la capacità di risposta. “La preparazione è un processo continuo, non un traguardo”, conclude Palamara. “L’esperienza del Covid-19 deve rimanere tra le priorità, per rafforzare la nostra capacità di affrontare le emergenze sanitarie future”.
